Camminare nella luce: Ritiro spirituale e l'insegnamento della peccatrice e del vaso di profumo
Se usi la conoscenza per fare del male, non stai illuminando la tua strada: stai solo alimentando l’ombra. La vera luce della ragione è fatta di consapevolezza, amore e trasformazione. È vero, spesso la trasformazione nasce proprio dal dolore, dal trauma. Ma chi sceglie di restare nel male, chi vi indugia, finisce per perdersi. Eppure anche il buio, se accolto e trasfigurato, può diventare un ponte verso la luce.
Chi provoca il male non è sempre umano nel senso stretto del termine: a volte è solo un mezzo. Paradossalmente, può diventare fuoco che accende la consapevolezza. Perché c’è una fiamma invisibile – un’essenza profonda di sapienza – che talvolta si manifesta anche attraverso l’ombra, ma solo per spingerci a cercare la luce.
Questa fiamma è la verità dell’amore. Vive silenziosa nell’invisibile, protegge le anime giuste, trasforma chi è stato contaminato dalla tenebra in nuova luce. Ed è proprio in questa luce che siamo chiamati a camminare: solo così possiamo davvero comprendere i segreti del miracolo della vita.
Senza la luce, e senza il soffio sacro che la anima, nulla avrebbe senso. La luce è ciò che ci rende coscienti. È la nostra vera eredità, la ragione profonda del bene eterno. Vivere, dopotutto, significa attraversare le tenebre per crescere in consapevolezza.
Pensateci: anche nel grembo materno, prima di venire alla luce, il bambino resta per mesi nel buio. È un viaggio che si compie da sempre, tra nascita, morte e rinascita. Una danza di vibrazioni tra mondi. E se lo viviamo pienamente, questo percorso ci porterà oltre le apparenze, verso le dimensioni universali. Verso l’infinito. Questo è il vero senso del nostro esistere nella luce.
Chi ha raggiunto questa luce non può più essere toccato dal male. Il male, in fondo, è un fabbro che lavora nell’ombra: forgia anime di fuoco. E noi, anime/spade, dobbiamo attraversarlo per diventare forti. Non per restarvi, ma per emergere. Perché l’amore – la sua fiamma – è la forza più grande, la portatrice della luce. E chi nega l’esistenza dell’amore, probabilmente ha solo smarrito la luce che permetteva di vederlo.
Il ritiro spirituale a San Cosimo: un’esperienza di trasformazione
Con questa premessa nel cuore, desidero raccontarvi l’esperienza di un ritiro spirituale che ho vissuto domenica 6 aprile 2025, in questo anno giubilare, presso il suggestivo Santuario di San Cosimo. Un luogo sacro dove si incrociano spiritualità, storia e profonda devozione. Un centro che accoglie da sempre figure spirituali luminose e offre esperienze pensate per nutrire l’anima e accrescere la conoscenza interiore.
Il ritiro si è incentrato su un passo toccante del Vangelo, tratto da Luca 7,36‑50. È il brano della donna conosciuta come “la peccatrice”, che entra nella casa del fariseo Simone mentre Gesù è suo ospite. Senza dire una parola, compie un gesto che travolge tutti i presenti: con un vaso di profumo, si inginocchia ai piedi di Gesù, li bagna con le sue lacrime, li asciuga con i capelli, li bacia, e infine li unge con l’essenza preziosa.
Un gesto profondamente intimo, carico di amore, pentimento e riconoscenza. Un gesto che va oltre ogni apparenza.
Simone, nel suo cuore, giudica. Pensa: “Se costui fosse davvero un profeta, saprebbe che tipo di donna lo sta toccando”. Ma Gesù, come sempre, vede oltre. Risponde con la parabola dei due debitori: uno deve molto, l’altro poco. Entrambi vengono perdonati, ma chi sarà più grato? Ovviamente, chi ha ricevuto il perdono più grande. Così, rivolgendosi alla donna, dice: “I tuoi peccati ti sono perdonati. Hai amato molto”.
Questo passo del Vangelo è una perla di profondità. Parla di misericordia e perdono, ma anche di verità interiore. Gesù guarda il cuore, non le etichette. Dove c’è pentimento sincero, c’è amore. E dove c’è amore, c’è salvezza.
La donna, considerata indegna, compie gesti che allora erano socialmente inaccettabili: sciogliere i capelli in pubblico, toccare un uomo, versare profumo. Ma Gesù vede l’immenso valore di quel gesto: un amore che redime. Una luce che nasce da chi è stato nell’ombra, ma ha saputo tornare alla fonte della vita.
Il profumo del nardo e il profumo del cuore
Alla fine del ritiro, guidati dalla voce profonda di don Domenico Carenza, abbiamo vissuto un momento emozionante e simbolico: l’unzione con l’olio di nardo. Ciascuno di noi si è avvicinato alla croce e ha cosparso i piedi di Gesù con due gocce di quest’essenza antica e preziosa.
Quel gesto, semplice ma sacro, ha creato una connessione potente. È stato come se l’antica scena evangelica rivivesse, non nei gesti esterni, ma nel cuore di ognuno. Alcuni di noi hanno pianto. Altri sono rimasti in silenzio. Tutti, però, abbiamo sentito che qualcosa dentro si muoveva.
Un seme si è acceso. Un seme di trasformazione, di risveglio, di ritorno alla luce.
Grazie per aver letto fin qui. Vi abbraccio con gratitudine e luce,
dal vostro albero di quartiere.