LA TIMIDEZZA DELLA CORONA
Alessandro Leo (kortech)
Questa poesia descrive un comportamento umano che spesso si riscontra nei primi amori, ma anche negli amori più maturi. Credo anzi che sia più accentuato proprio in questi ultimi, quando si cresce e si acquisisce maggiore consapevolezza.
La poesia mette in similitudine il comportamento di alcuni alberi — circa sette specie diverse — che manifestano la cosiddetta timidezza della corona. Questo fenomeno consiste nel fatto che le loro chiome non si compenetrano tra loro, dando vita a limpide demarcazioni da cui filtrano i raggi del sole e si intravede il cielo. È un’immagine che si può osservare nei boschi, guardando verso l’alto.
Queste demarcazioni sono importanti, perché rappresentano il rispetto del prossimo e della sua diversità, che è una ricchezza fondamentale. A volte, però, indugiare nel timore, senza vivere pienamente nell’amore di Cristo, porta a creare divisioni nei rapporti umani. L’insicurezza e la timidezza condizionano le relazioni, generando sottili distanze, talvolta difficili da colmare, che mantengono il rapporto su altri piani, comunque belli e ricchi di emozioni, ma non sempre sani e nella poesia si evidenzia una lotta alla ricerca dell'amore della propria vita che può essere solo in Cristo per il prossimo che sia in solitaria o in una nuova famiglia. Il personaggio ricerca costantemente l'equilibrio del proprio essere e può farlo solo ritornando nella luce dopo la lotta interiore. La poesia ricorda il vecchio spirito ribelle che in fine diventa consapevole e torna mite e umile di cuore permettendo il vero rispetto dell'albero accanto con la guida di san. Raffaele.
Queste distanze ricordano le barriere invisibili che spesso ci imponiamo, per paura di disturbare o di essere feriti. Eppure, se non poniamo una bussola e una luce alla nostra interiorità, rischiamo di innescare giudizi sbagliati o cattive interpretazioni verso gli altri e verso noi stessi. Capisco il giudizio interiore come forma di tutela, ma la calunnia o il rimuginio sono espressioni della presenza del maligno, che va allontanato per vivere nella luce dell’amore.
Come dice papa Francesco, chi calunnia o parla male rivive il peccato di Caino e Abele: parole cattive diventano pugnalate, pietre di Caino lanciate contro l’altro.
I prodigi della casa di Tobia superano tutto questo, perché invitano le chiome ad avvicinarsi, ma sempre con rispetto, come piccoli baci tra le foglie. Così, queste corone di alberi timidi diventano simbolo di unione, amore, fratellanza e nuova vita, e — come nel libro di Tobia — chissà, forse capaci di far nascere nuove famiglie e creare nuove coppie di sposi.
LA TIMIDEZZA DELLA CORONA
Tra le ombre battiti sospesi
spasmi e sudore, qualcosa
che si avvicina all'amore,
ma che scava e ha il suo odore.
Un brivido nella notte
che accompagna chi sfida la sorte
non ostante le gambe storte
e che conquista chi se ne fotte
brivido che rompe la botte
da cui sgorga ricca di vapore
dall'inebriante sapore
e che scende sulla pelle
combatte nello stomaco
e colpisce forte,
che non dimentica
che porta la fiamma e mai si stanca.
Portami per mano con te tra le limpide fronde
dei tuoi pensieri, che soffocano
come due schivi amanti l'impulso a toccarsi,
siamo la timidezza della corona,
Fronde che per rispetto mai si toccano,
esse sono cosi oggi come ieri
e che le accetto volentieri
anche se in realtà mento ai miei pensieri
passano vicino e non vogliono disturbare,
ma quando ti entrano dentro
colpiscono più di un fume in piena
e ti fanno roteare
Ruotando mi portano a nudo e mi fanno sentire
il suo ruvido pensiero
struggimi e combattimi,
voglio essere per te l'essenza dei tuoi attimi
la fine movenza dei tuoi battiti.
Alessandro Leo (kortech)